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15 November 2009

Firenze e il Quattrocento

Peccato, non ho avuto voce.

Sono l’unica italiana che farà la Marcia Mondiale da principio a fine. Ho avuto l’onore di poter marciare a Firenze, nella culla della mia cultura, della mia storia, nella culla dell’Umanesimo, quello primigenio, quello del Quattrocento italiano che ha irraggiato bellezza, creatività, arte, saperi in Europa e nel mondo, quello che ispirò Erasmo di Rotterdam, difensore della libertà di pensiero e contrario a ogni forma di estremismo e di autorità coercitiva. Quello che portava alla convinzione che l’uomo possa vivere bene senza credenze religiose e superstiziose. Il senso della vita lo si trova usando la ragione, l’esperienza e i valori umani condivisi.

Avrei voluto urlarlo in Piazza della Signoria, ma mi sarei anche accontentata di portare la mia testimonianza a tutti quei bei bambini presenti in sala, nei quali rivedevo la stessa innocenza, gli stessi sguardi, la gioia di vivere da piccoli dei miei figli e dei figli dei miei figli. Avrei voluto dire loro quanto sia brutta la guerra, che lacera famiglie, quanto sia importante la pace, che ha contribuito alla diffusione del nostro Quattrocento in tutto il mondo allora conosciuto, portandolo dalle tenebre del Medio Evo a un Rinascimento che ridette all’uomo, libero, la sua centralità come l’opera più perfetta di Dio. Avrei voluto dire tutto questo a quei bravi bambini così attenti alle parole dei maestri, dei sindaci e degli assessori, rammentare loro la fortuna di vivere in una città che è il simbolo di questo cambiamento epocale operato da Donatello, Ghiberti, Fra Angelico, Botticelli, Piero della Francesca, Ghirlandaio, Paolo Uccello, Filippo Lippi, Brunelleschi, Michelozzo, Lucca Della Robbia, Verrocchio e tutta un’infinità di artisti geniali che hanno saputo comunicare la bellezza del creato, lasciando ai posteri, in ogni angolo, nella più umile viuzza, il retaggio della nostra irripetibile cultura. Quella che io, malgrado le guerre mi abbiano strappata alla mia famiglia d’origine, da esse spaccata, lacerata, irrimedibilmente divisa, ho voluto e saputo coltivare da lontano e trasmettere ai miei figli spagnoli. Ma nondimeno avrei voluto raccontare loro anche la conseguenza positiva di questa ferita mai rimarginata, l’essere bilingue, che mi ha portata ad imparare e ad amare ancora altre lingue e ad abbracciare un mestiere da sempre fautore di benessere e di pace. I traduttori, gli interpreti, dedicano la loro vita a far sì che gli altri si capiscano e comunichino tra di loro; alla base delle relazioni commerciali, diplomatiche, della diffusione della cultura, delle arti, delle tecnologie, delle invenzioni e dei reperti c’è sempre un traduttore che lavora anonimamente, che presta la propria voce o la propria penna nell’ombra.

Avrei voluto gridarlo in piazza, nella stessa piazza un tempo attraversata da Dante, da Boccaccio, da Leopardi, o almeno dire a quei bambini che nelle guerre ormai non muoiono più i soldati, ma i civili, i pacifici cittadini, tra cui tanti interpreti, tanti miei colleghi che hanno il coraggio di aiutare i giornalisti a denunciare la crudeltà e l’ingiustizia di ogni fatto bellico, come lo fa la nostra Marcia. Ritenuti dei collaborazionisti dai loro stessi concittadini, vengono abbattuti in un tiro a segno, in un macello di cui nessuno si fa eco, perché nessuno nota la scomparsa di un’ombra. Avrei voluto dire loro che questi tre mesi da me offerti alla Marcia per la Pace e la Non Violenza, lasciando casa, lavoro e famiglia, sono un mio omaggio, personale e tacito, ai milioni di traduttori e di interpreti che, sin dalla Torre di Babele, hanno messo le loro vite a servizio dei governanti, dei letterati, degli studiosi, dei giornalisti, dei ricercatori, dei commercianti, dello scibile universale e che, oltre a sbarcare il lunario spesso magramente, non di rado dedicano buona parte del loro tempo al volontariato, ad aiutare, con estrema solidarietà, chiunque per dei motivi nobili e validi, come questa Marcia che impegna centinaia di colleghi, necessiti delle loro competenze. Ho notato che traducono anche me e chiedo pubblicamente che sotto ogni traduzione compaia il loro nome, perché è un diritto che va rispettato.

Ma a Firenze purtroppo non ho avuto voce, mi sono offerta a prestarla a chi altrimenti non avrebbe potuto esprimersi; poi per me non c’era più tempo.

Spero comunque che qualche gentile maestra, incuriosita dalla Marcia, legga questo blog e, nel parlare della pace, ricordi pure ai suoi allievi, a quei cari bambini così attenti, che dietro ai giornali, ai libri, ai fumetti, ai giochi, ai bei film ci sono Gianni, Petra, Lia, Tania, Graziella, Valentina, tutti i miei colleghi Traduttori per la Pace, migliaia di professionisti che, con la loro solidarietà e la loro abnegazione ricreano bellezza, rimediano a tante ingiustizie senza chiedere nulla in cambio e rendono possibile la realizzazione di mille progetti che portano all’umanità lo sviluppo, l’istruzione, il benessere, la conoscenza, la giustizia, la pace, costruendoli come si costruisce l’amore, senza mai parlarne, in silenzio.

13 comments to Firenze e il Quattrocento

  • Angelo F.

    Ho scoperto solo adesso il blog (lo so, vi avevi accennato, ma non ero stato pronto a prenderne nota), dopo il messaggio in biblit.
    E’ davvero un servizio alla pace soprattutto l’esperienza di convivenza con tante persone diverse, di diverse provenienze ma soprattutto sensibilità e obiettivi. Si percepisce come la pace non possa che comprendere l’accoglienza del diverso, il confronto con posizioni alternative, il dialogo, l’incontro, anche lo scontro ma sempre nel rispetto dell’altro…
    Ti ho/abbiamo pensato molto in queste settimane di assenza da Langit-2, ti pensavamo in cammino (faticoso, all’insegna del provvisorio, dello scomodo…), anche se non ci è stato ovviamente possibile incontrare la marcia anche quando è passata in Italia.
    Buon cammino, e che continui ad aprirsi la strada percorrendola.
    Da oggi ti seguiamo anche sul blog. Ci racconterai di Tangeri.

    angelo & lucia

  • Lia Desotgiu

    Liliana, grazie, grazie mille per quello che fai e per le notizie che ci metti a disposizione.
    Ti abbraccio forte
    Lia

  • Ciao Liliana, ho scoperto questa iniziativa grazie a Lia, provvedo subito a spargere la voce.
    Grazie mille per il tuo impegno e i tuoi contributi, ti seguiremo tutti, buon proseguimento!
    Fabio

  • Lara

    Ciao Liliana!

    Mi ha commosso il tuo messaggio…e questo blog mi ha fatto tanto emozionare.
    Mi sono tornate in mente le fortissime emozioni della marcia per la pace a Londra nel 2003.
    Un caro saluto da una traduttrice :)
    Lara

  • Grazie Liliana per la passione che hai e che riesci così bene a trasmettere. Continua a tenerci informati :-)
    Un abbraccio
    Maria Antonietta

  • Cinzia Pieri

    Cara Liliana,
    che emozione poterti finalmente leggere qui sul blog! Avrei tanto sperato di vederti ma da quel che capisco, il tempo a Firenze è volato in un soffio. Seguirò il blog, allora, sarà un po’ come fare un pezzettino piccolo piccolo di strada accanto a te. Grazie per quello che stai facendo e per renderci partecipi di questa Marcia della Pace e della tua bellissima esperienza, faticosa, complessa, ma chissà che ricchezza ti lascerà dentro. E grazie anche per queste tue belle parole piene di passione e entusiasmo. Ci rileggiamo a Tangeri, allora! Un abbraccio forte forte, Cinzia

  • Gabriella

    Grazie Liliana!
    Un grande abbraccio e avanti tutta!
    Gabriella

  • Laura Calvo

    Ciao Liliana,
    Sono una collega traduttrice spagnola. Ho saputo di questa tua bellissima avventura tramite la lista de ittraductores.
    Forza e coraggio!!
    Laura

  • mamen

    Hola Liliana,soy mamen, nos conocimos en la marcha en madrid y prometi contestarte,
    alir al parque toledo al final he llegado muy tarde a madrid y he decidido no ir a malaga, asi que os deseo un buen viaje, paz, fuerza y alegria

    paz en mi mente, paz al hablar, paz en mi corazon y manos para ayudar

    mil beos para todas-os los miembros del eqipo base y para ti

    mamen

  • Lia mi ha segnalato questo sito e la ringrazio.
    Grazie anche a te per il tuo impegno!
    S.

  • Valentina

    E’ stato un piacere e un onore incontrarti a Milano. Scrivo poco ma continuo a seguirti con affetto. Grazie per tutto quello che stai facendo. Ti abbraccio. A presto. V.

  • Mi associo a quanto ha già detto Lia, che ringrazio per avermi segnalato il sito. Ti aggiungerò ai miei preferiti. Un abbraccio

  • André

    Cara Liliana,
    è la prima volta che visito il Vostro blog, per mancanza di tempo e difficoltà di collegamento in Messico. Molto emozionante l’articolo da Firenze che condivido appieno. C’è 1 cosa che non capisco: se tu 6 l’unica italiana nell’équipe di base, come mai non ti hanno fatto parlare in Italia?
    Comunque sia, ammiro il tuo spirito, la tua perseveranza & “clarividencia” – dimostrano che 6 una che può arrivare lontano! Coraggio per il prosieguo o – come diceva un giudice italiano – “resistere, resistere, resistere”.
    Un forte abbraccio da Guadalajara,

    André